Elezioni Politiche 2018 – Le risposte di 10 volte meglio

1. Quale ruolo hanno i dati e le prove scientifiche nell’elaborazione delle vostre proposte politiche? Adotterete strumenti e modalità di lavoro specifiche per favorire l’attuazione di politiche basate sulla scienza?

DieciVolteMeglio (10X) non sarebbe mai nato come progetto politico se le l’intuizione dei fondatori, basata sulla esperienza personale nel mondo dell’impresa, della ricerca e dell’istruzione, non fosse stata sostenuta da una attenta analisi degli indicatori di performance dell’Italia in settori strategici.
Per quanto l’indirizzo politico sia in primis impostato su un approccio etico (il benessere , e la felicità delle persone – che non possono essere misurati scientificamente – sono al centro della nostra offerta), il nostro team sposa il metodo scientifico come base fondamentale ed inderogabile per indirizzare la scelta di adozione di qualsivoglia scelta politica.

Abbiamo oggi quasi 70 anni di dati in formato digitale su processi, procedure, esperimenti – dati che vanno analizzati ed interpretati con l’ausilio delle migliori tecnologie di intelligenza artificiale. In linea con l’attitudine della maggior parte dei nostri candidati e affiliati, che hanno lavorato in istituti scientifici, università, organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), grandi società di consulenza strategica o in think tanks di ricerca, intendiamo fare leva su questo capitale di dati per suggerire politiche con spessore analitico, mirate ad accelerare il recupero del nostro paese, e intendiamo opporci con obiettività alle forze politiche che invece portano avanti proposte su base ideologica che non trovano riscontro nella realtà dei fatti.

2. Nel 2016 l’Italia ha investito in ricerca e sviluppo l’1,29% del PIL (dati Eurostat), contro il 2,03% della media UE. Vi impegnate ad aumentare gli investimenti in ricerca, adeguandoli agli standard europei? Quale obiettivo ritenete realisticamente di poter raggiungere e dove pensate di trovare le risorse necessarie?

Un piano di azione realistico, che possa aumentare le risorse della ricerca, richiede un’azione concertata a livello governativo, che sfrutti sinergie con le riforme in ambito innovazione, digitalizzazione, impresa, rapporti con l’Europa ed istruzione.

La parte di PIL investita in ricerca è uno dei più importanti motori di crescita economica per l’Europa. Aumentare gli investimenti italiani non al 2,03% della media europea, ma al 3% fissato dal trattato di Lisbona, è un modo per creare e sostenere la crescita economica nel nostro paese, fornendo allo stesso tempo gli strumenti per aumentare la resilienza necessaria a sostenere i cambiamenti sociali che l’Europa e il mondo stanno affrontando.

Sottoscriviamo in pieno le preoccupazioni della lettera inviata da un gruppo di scienziati italiani a Nature nel 2016 (Governments: Balance research funds across Europe), che descriveva come il sotto-investimento inneschi un circolo vizioso: la probabilità di ricevere i fondi europei, distribuiti in maniera competitiva in UE, è minore per le  istituzioni di ricerca italiane rispetto ai paesi del nord Europa. In altre parole, paradossalmente ci troviamo a finanziare i paesi più ricchi, proprio perché non abbiamo il coraggio di fare investimenti strategici a lungo termine che ci rendano più competitivi.

I primi obiettivi di 10X porteranno all’implementazione di misure già sperimentate con successo all’estero, in economie simili alla nostra, e che hanno dato prova di essere implementabili essenzialmente a costo zero, grazie a una combinazione di costi contenuti e rapidi effetti espansionistici sull’economia.

10X ritiene che lo stato debba evitare finanziamenti di basso impatto, distribuiti a pioggia, con dinamiche “baronali”, come accade oggi, ma debba perseguire le seguenti linee di azione:

  • Perseguire alcuni investimenti mirati in ricerca, fondamentale e applicata, di interesse nazionale, in maniera sinergica con le zone tax-free e i distretti tecnologici (come da programma innovazione e impresa), seguendo esempi in discontinuità con lo status quo, come quelli dell’Istituto Italiano di Tecnologia o del Gran Sasso Science Institute, esempi virtuosi perché attraggono finanziamenti sul territorio, creando sinergie con tutte le realtà.
  • In aggiunta ai programmi di ricerca come i PRIN, bisogna sostenere i singoli ricercatori nel settore pubblico, con programmi di finanziamento che non richiedano la formazione di cordate con le istituzioni più potenti nella politica accademica, ma che abbiano una regolarità temporale certa e una probabilità di accettazione che si assesti sul 30% – come avviene in Germania. Le valutazioni sulla distribuzione dei finanziamenti devono essere fatte da commissioni indipendenti, anche composte da membri non italiani.
  • Un’altra importante azione mirata ad incentivare le attività di ricerca nel settore privato è la valorizzazione del titolo di dottorato con programmi ispirati alla legge “Jeunes Docteurs” francese, offrendo per esempio un rimborso completo dei primi due anni dello stipendio di un dottore di ricerca al suo primo contratto a tempo indeterminato in attività di ricerca. La misura ha completamente rivoluzionato il panorama della ricerca privata in Francia, trasformando la regione de l’Île de France in uno dei centri mondiali di innovazione tecnologica. È una misura a costo estremamente ridotto, dato che i rimborsi sono posteriori, e conseguenti, a  investimenti privati in settori ad alta crescita e in particolare alla creazione di start-up innovative.
  • Metteremo inoltre in cantiere un programma di fellowship post-dottorali nazionali. Questi programmi, che già esistono in quasi ogni altra economia avanzata al mondo (URF nel Regno Unito, JSPS Fellowship in Giappone, von Humboldt Fellowship in Germania, la Caixa in Spagna, ecc.) permettono di trattenere e attrarre le menti più brillanti in Italia a dei costi estremamente contenuti, stimati in meno di 3M€ per anno.
  • Favorire l’attrazione di talenti stranieri – oggi presenti solo in pochissime realtà di ricerca italiana – con programmi che sfruttino il sistema Europa. Un esempio è il SFI Irlandese (SFI ERC Development), che offre una posizione e un finanziamento automatico, ancorché parziale (0.5M€ contro i circa 2M€ coperti da un progetto ERC), a chiunque abbia un progetto europeo dichiarato finanziabile ma non finanziato, da ri-presentare attraverso un’istituzione irlandese. Si tratta di una misura che attrae i migliori talenti, offrendo un alto moltiplicatore dell’indotto generato essenzialmente a costo zero, data l’alta probabilità che i progetti già classificati come finanziabili siano effettivamente finanziati l’anno successivo. È chiaro da questo esempio che se le politiche fossero fatte con una visione europea, si possono tradurre in un investimento “sicuro”, sia in termini economici che in termini di talent pool.
  • Uno snellimento burocratico di ampia entità sull’utilizzo dei fondi pubblici di ricerca: oggi la documentazione e le procedure richieste per attività di acquisto o spesa nell’ambito di un progetto finanziato dallo Stato sono inefficienti e frustranti. Bisogna dare fiducia e libertà di azione al fine di raggiungere gli obiettivi di ricerca in maniera più efficiente possibile. Inoltre gli stipendi dei ricercatori vanno adeguati progressivamente agli standard francesi.

3. Quali politiche pensate di attuare per stimolare ricerca e innovazione tecnologica nelle imprese italiane? Quali politiche adotterete per spin-off, start-up e per il trasferimento tecnologico da pubblico a privato?

L’elemento comune a tutti i membri fondatori e ai candidati di 10X è la passione, nutrita dall’esperienza, per i progetti di innovazione tecnologica. Siamo convinti che l’impatto potenziale di una applicazione corretta delle tecnologie emergenti sulla vita quotidiana e nel mondo industriale possa determinare trasformazioni positive in generale molto superiori a qualsiasi innovazione normativa. Per questo motivo riteniamo cruciale per la grand strategy nazionale un’attenzione particolare verso politiche che incentivino il settore privato ad innovare e a stabilire best practices di utilizzo di tecnologie che aumentino la competitività del sistema paese.

Il nostro programma include l’eliminazione di diverse barriere all’entrata per la creazione di start-up, incentivazione di investimenti privati e creazione di poli di specializzazione tecnologica. Esempi pratici di implementazione includono la determinazione di zone geografiche temporaneamente defiscalizzate per progetti che sviluppino o utilizzino tecnologie di impatto medio-lungo periodo, quali la robotica e l’intelligenza artificiale, le biotecnologie, le nanotecnologie, le infrastrutture informatiche distribuite. Queste zone rappresenteranno i pilastri di un ecosistema composto da formazione, nuove imprese, infrastrutture, che avrà come mandato quello di fare leva su una rinnovata efficienza e sinergia tra risorse locali, per estendere la propria influenza oltre il territorio nazionale. Cosa simile accade in Silicon Valley o in distretti tecnologici di formazione più recente, per esempio in Israele, Francia e Germania.

Le grandi imprese italiane hanno inoltre un ruolo fondamentale nella crescita economica del Paese. Devono essere incoraggiate ad accettare il ruolo ruolo di “trainatori” delle piccole realtà imprenditoriali emergenti e della Ricerca applicata. Il governo deve avere il coraggio di incentivare l’Open Innovation, il Trasferimento Tecnologico, oltre alla creazione di partenariati tra Ricerca, start-up  e impresa finalizzati all’internazionalizzazione dei risultati della ricerca e alla crescita delle start up italiane, in chiave di sviluppo economico prima che finanziario.

4. Pensate siano necessarie iniziative specifiche per accrescere la cultura scientifica e informatica del nostro Paese? Se sì, quali?

Bisogna innanzitutto andare alle cause della carenza di cultura scientifica e informatica in Italia, e avere il coraggio di innovare il sistema di istruzione. La scuola così come la conosciamo non sviluppa e valorizza le capacità necessarie ad avere successo nel mondo del lavoro di oggi e domani, quali la comprensione e analisi di dati quantitativi, la capacità di problem solving, sia in ambito tecnico che sociale, il lavoro in team, l’organizzazione strategica. Paradossalmente si focalizza sul premiare competenze mentali e caratteriali che oggi sono considerate obsolete nella maggioranza dei casi, come la memorizzazione di nozioni o la disciplina nel seguire le istruzioni senza spirito critico.

10X vorrebbe una riforma che includa il bilinguismo obbligatorio, elementi di filosofia e un rafforzamento delle materie scientifiche, tra cui la programmazione software e hardware open-source fin dalla prima elementare e laddove possibile nella scuola materna.

La cultura informatica e la cultura scientifica sono due cose molto diverse, ma un’educazione informatica e una attenzione allo spirito critico rappresentano un portale di ingresso per l’apprendimento e l’apprezzamento del metodo scientifico.

Oltre al mondo della scuola, sono necessarie iniziative specifiche che promuovano la cultura specifica. In particolare, il governo deve contrastare ufficialmente le comunicazioni su larga scala da parte delle istituzioni, private o pubbliche, qualora siano in obiettivo conflitto con l’approccio scientifico. Per esempio deve assicurarsi che i programmi televisivi RAI, e le comunicazioni online finanziate, anche in parte, con soldi pubblici, mantengano alti standard di obiettività scientifica.

5. Ritenete che il Sistema Sanitario Nazionale debba offrire ai cittadini anche cure e terapie per le quali non vi siano evidenze di efficacia? Ritenete corretto che cure e terapie di non provata efficacia, come i prodotti omeopatici, siano vendute nelle farmacie?

Vogliamo restaurare un sistema di salute pubblica che dia nuovamente al concetto di evidenza scientifica il ruolo di guida della definizione, sviluppo e implementazione delle politiche sanitarie, associato ad una chiara comunicazione con i cittadini tale da rendere le le informazioni accessibili ed efficaci.

Il sistema sanitario nazionale deve essere garanzia di qualità e di credibilità: l’appoggio, anche indiretto, a cure o terapie che non abbiano validità dimostrata sarebbe un grave errore. La primissima cosa da garantire è la trasparenza dell’informazione verso i pazienti e verso chiunque compri un medicinale (o percepito tale).

Seguendo questo principio, le farmacie non dovrebbero vendere prodotti omeopatici, che dovrebbero essere banditi alla vendita nel caso fossero commercializzati con una dicitura che li assimilasse ad un farmaco.

Diverso è il caso delle cure e terapie sperimentali, oggetto di trial clinici e di ricerca peer-reviewed a livello internazionale, indicizzati e seguiti dall’Agenzia Italiana del Farmaco). Bisognerebbe aumentare la visibilità delle varie fasi delle sperimentazioni cliniche – con accordi rafforzati anche a livello Europeo – offrendo ai potenziali pazienti un’ampia opportunità di beneficiare dei risultati anche preliminari della ricerca scientifica in medicina.

6. Qual è la vostra posizione riguardo alle politiche vaccinali? Ritenete adeguata la normativa attuale? Quali aspetti, eventualmente, cambiereste?

L’Italia è tra i paesi con la più bassa mortalità infantile al mondo. Questo risultato è dovuto anche al raggiungimento di una copertura vaccinale sufficiente alla protezione dalle maggiori malattie infettive. Purtroppo, negli ultimi anni si è diffusa anche nella popolazione italiana una esitazione (vaccine hesitancy) che ha ridotto la copertura vaccinale ben al di sotto del 95% raccomandato dall’OMS. Nel 2017 l’Italia è stato il secondo paese europeo, dopo la Romania, con il più alto numero di casi di morbillo.

Vogliamo condurre una forte lotta alla vaccine hesitancy attraverso campagne di informazione ed educazione relativa alla salute dei bambini. La norma Lorenzin è comunque migliorabile nei modi e nei tempi, sulle scadenze troppo brevi e sul fatto che non ha preso in considerazione le diversità nel percorso evolutivo di ogni bambino. Inoltre la norma è stata imposta senza la creazione di un gruppo di esperti esterni e indipendenti dal Ministero della Salute, dando quindi l’impressione al pubblico di favorire gli interessi di ditte farmaceutiche e non la salute dei cittadini.

7. Quali politiche pensate di adottare per la riduzione di smog e inquinamento atmosferico in genere?

10X vuole promuovere politiche efficaci ed azioni concrete per affrontare le sfide ambientali che il nostro Paese si trova ad affrontare da decenni, e per limitare gli impatti sociali che ne conseguono. Pensiamo che ciò sia possibile puntando sull’innovazione tecnologica, sullo sviluppo delle competenze e definendo le priorità di azione di medio-lungo periodo. Le politiche che intendiamo promuovere riguardano in particolare gli ambiti dell’energia e dei trasporti, tra loro fortemente interconnessi.

In ambito energia: accelerare la conversione già in atto dalla produzione di energia fossile a quella rinnovabile: idrico, fotovoltaico, eolico a terra e offshore, biomasse. Dove necessario, stabilire sistemi di incentivazione armonizzati tra le diverse tecnologie, in grado di portare all’affermazione di una filiera ed al tempo stesso attrarre nuovi capitali per finanziare l’installazione di nuovi impianti di produzione. Promuovere su qualsiasi fronte l’efficienza energetica:il modo meno costoso per ridurre l’inquinamento atmosferico.

In ambito trasporti: incentivare la conversione ai veicoli ibridi ed elettrici, anche attraverso lo sviluppo di adeguate infrastrutture, riducendo così l’inquinamento atmosferico e trasferire quanto più possibile il trasporto merci da gomma a ferro. Favorendo inoltre lo sviluppo di sistemi di trasporto collettivo e soluzioni di mobilità integrata efficienti e orientati alle esigenze degli utenti.

Infine, parte degli investimenti pubblici in ricerca deve essere indirizzata verso sperimentazioni di tecnologie e approcci che guardino ad una risoluzione tecnica del problema inquinamento, come meccanismi di cattura ed assorbimento di polveri sottili.

8. La legge contro il consumo del suolo langue da mesi tra Camera e Senato. Ritenete questo problema una priorità? In che modo intendete gestirlo?

È una priorità. La legge è necessaria per prevenire l’ulteriore degrado del territorio e la conservazione delle sue funzioni. È ormai urgente definire politiche territoriali stringenti che limitino l’ulteriore antropizzazione ed il conseguente dissesto idrogeologico. Il nostro programma mira all’azzeramento del tasso di consumo del suolo entro il 2030, rispetto agli attuali 10 mila ettari all’anno. L’obiettivo è raggiungibile grazie al  ripristino e recupero delle aree degradate. Opportuni investimenti aiuteranno a prevenire eventi naturali che comportano gravi perdite economiche, oltre che umane. Negli ultimi 20 anni, il nostro Paese ha sostenuto in media 5 miliardi di costi ogni anno per interventi in emergenza che non hanno risolto i problemi. È necessario investire in interventi preventivi e proattivi che risolvano i problemi alla radice.

9. Siete favorevoli alla coltivazione di OGM sul suolo italiano? Dal punto di vista della ricerca, siete favorevoli alla sperimentazione, anche in campo aperto, di colture geneticamente modificate, soprattutto alla luce delle nuove tecnologie disponibili?

È un tema di grandissima attualità, soprattutto alla luce dei risultati dello studio del Sant’Anna di Pisa (pubblicato a inizio Febbraio su Nature – Scientific Reports), che ha analizzato dati su 21 anni di coltivazioni di mais OGM in tutto il mondo. La ricerca conclude che non vi è ragione di pensare che vi siano rischi per la salute umana o danni ambientali. Anzi, il mais OGM, per via di una qualità maggiore del grano, riduce la presenza di micotossine (sostanze carcinogeniche prodotte da funghi) e altri parassiti. Lo studio è una monumentale evidenza – di carattere oggettivo e senza interpretazioni politiche – di ciò che la maggior parte degli scienziati sostengono da tempo: l’ingegneria genetica applicata all’agricoltura non presenta rischi superiori alle tecniche tradizionali, che fanno ricorso ad agenti mutageni (fisici o chimici) per la creazione di diversità non controllate a livello genetico. Le tecniche di ingegneria genetica possono invece portare incredibili benefici: hanno il vantaggio di trasferire specifiche e note caratteristiche senza alterare il resto del patrimonio genetico.

Quindi 10X si dichiara favorevole ad un approccio razionale, pro-OGM. Anzi, la ricerca in biotecnologie (e in agritech) è una delle aree fondamentali di investimento del nostro programma di innovazione, con interventi mirati di supporto alla ricerca pubblica e privata.

Il problema è chiaramente culturale: oltre il 70% degli Italiani (fonte Coldiretti) è molto diffidente verso qualunque manifestazione del termine OGM. Purtroppo il problema non è solo italiano, considerando che la grande maggioranza dell’Unione Europea è “OGM-Free”. Portare avanti un approccio scientifico alla questione, e riuscire ad aggiungere l’Italia alla lista dei pochi paesi Europei che permettono le coltivazioni, aumenterebbe anche la competitività delle aziende italiane che oggi soffrono la concorrenza americana.

10. Quali politiche adotterete per la produzione, il trasporto e la distribuzione di energia? Come pensate di conciliare il contrasto ai cambiamenti climatici con un adeguato approvvigionamento energetico del nostro Paese?

Il nostro Paese ha il potenziale naturale e tecnologico per raggiungere e superare il 50% di utilizzo di energia di fonti rinnovabili entro il 2030. Ciò diminuirebbe in maniera significativa la dipendenza energetica da paesi terzi e migliorerebbe in maniera drastica la qualità dell’aria nelle nostre città e gli effetti globali delle emissioni. È pertanto necessario accelerare la conversione dalla produzione di energia fossile a quella rinnovabile stabilendo, ove necessario, sistemi di incentivazione armonizzati tra le diverse tecnologie. Questo permetterà  il consolidamento della  filiera e, al tempo stesso, attirerà nuovi capitali, per finanziare l’installazione di nuovi impianti di produzione. Prevediamo di utilizzare il gas come risorsa di approvvigionamento residuale e di bilanciamento del sistema, il fossile meno inquinante a completamento della produzione rinnovabile. Inoltre è necessario promuovere su qualsiasi fronte l’efficienza energetica:il modo meno costoso per ridurre l’inquinamento atmosferico da CO2.

Per quanto riguarda le case, proponiamo l’efficientamento energetico di nuova costruzione, ma anche degli edifici già esistenti, sviluppando un efficiente ecosistema energetico nelle case, grazie alle più recenti tecnologie legate al mondo digitale e al concetto di “Smart home”.