Elezioni Europee 2014 – Le risposte di Green Italia Verdi Europei

1. Attualmente l’autorizzazione all’immissione in commercio di varietà agricole geneticamente modificate (OGM) viene rilasciata direttamente a livello europeo. Ritiene soddisfacente questa situazione, e la procedura relativa? In caso contrario, che cosa cambierebbe?

Anche se non siamo favorevoli ad una rinazionalizzazione della procedura di autorizzazione deve essere concessa la possibilità ad ogni Stato membro di introdurre misure di divieto di coltivazione OGM. La nostra opposizione all’uso degli OGM in agricoltura e nell’alimentazione è radicale. L’Europa deve essere OGM free, deve essere vietato l’uso di OGM nell’alimentazione animale e umana. Il consumatore deve avere il diritto di sapere cosa mangia, conoscere attraverso l’etichetta il contenuto e la composizione del prodotto alimentare, la provenienza. Rispetto alla PAC l’Europa ha bisogno di un sistema che consenta la tutela della biodiversità ed una più equa distribuzione dei fondi pubblici, che dia maggiore supporto e sostegno ai piccoli agricoltori, alle produzioni e al commercio agricolo locale in modo da avvicinare il produttore al consumatore, alla produzione biologica e ai produttori tradizionali che vogliono cambiare e rendere più verdi i propri metodi.

2. Secondo l’ACEA (Associazione dei Costruttori Europei di Automobili), le misure europee sulle emissioni di CO2 penalizzeranno la competitività dell’industria automobilistica di tutto il continente. Considerato che il trasporto su gomma contribuisce comunque a circa 1/5 delle emissioni ed è l’unico in aumento, lei come affronterà la questione?

Per noi le misure europee sono sin troppo prudenti, abbiamo una posizione estremamente distante da quella di ACEA. Nel 2011 la Commissione Europea ha adottato il nuovo Libro Bianco sui Trasporti – per una politica dei trasporti competitiva e sostenibile” – nel tentativo davvero complesso di coniugare l’incremento della mobilità e la riduzione delle emissioni, con una strategia di ampio respiro e dal lungo orizzonte temporale fino al 2050 dove i trasporti dovranno ridurre del 60% le loro emissioni. Le città entro il 2030 dovranno dimezzare l’uso delle auto con il motore a scoppio ed eliminarle del tutto entro il 2050, sempre nella stessa data la maggior parte del trasporto di medie distanze dei passeggeri deve avvenire mediante ferrovia. Ben il 30% del trasporto delle merci superiore a 300 km deve passare entro il 2030 verso ferrovia e trasporto via mare. Questa quota dovrebbe raggiungere il 50% entro il 2050. Nel trasporto aereo il Libro Bianco propone di aumentare l’uso di carburanti a basse emissioni fino a raggiungere il 40% entro il 2050. Nel trasporto marittimo serve ridurre del 40-50% le emissioni di C02 derivate dagli oli combustibili entro il 2050. Ma poi in concreto nessuna nuova direttiva con limiti più stringenti è stata adottata, ma solo proposta. Anche in Europa dunque, bisogna cambiare “strada” puntando alle seguenti azioni e direttive: Liberare le città dallo smog che ogni anno provoca migliaia di malattie e morti; attuazione del Piano d’Azione per la Mobilità Urbana, con incentivi, risorse e regole concrete per muoversi in modo sostenibile nelle città; riconversione dei progetti per le reti TEN (come la TAV Torino-Lione) verso il finanziamento delle reti su ferro per la mobilità urbana ed il trasporto dei pendolari nelle aree metropolitane; nuova direttiva per la riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera e per la riduzione del rumore con obiettivi stringenti per le automobili, i veicoli commerciali ed i TIR.

3. Il prossimo Parlamento voterà il pacchetto su rinnovabili ed emissioni di gas serra proposto dalla Commissione Europea per il 2030. Quali misure ritiene adeguate e di quali proporrà invece una modifica?

L’Italia e l’Europa devono darsi traguardi più ambiziosi nel taglio di emissioni climalteranti, nello sviluppo delle energie rinnovabili, nel miglioramento dell’efficienza energetica, e devono azzerare immediatamente tutti i nuovi progetti di centrali a carbone (le più dannose per i cambiamenti climatici e per la stessa salute). I difensori dello “status quo” ripetono spesso che in questi tempi di crisi economica l’Italia non può permettersi qualche miliardo di incentivi all’anno per sostenere la crescita delle energie pulite: ma non dicono che da decenni i produttori di energia fossile ricevono sussidi pubblici assai più ricchi, e soprattutto non dicono che i benefici economici dovuti alla crescita dell’energia verde (risparmi sulle importazioni di petrolio e carbone, diminuzione dei costi economici legati all’inquinamento…) superano di gran lunga il peso degli incentivi sulle bollette (secondo stime recenti, nel periodo 2008-2030 i benefici supereranno gli incentivi di 130 miliardi di euro). Un altro argomento “classico” dei nemici delle energie rinnovabili è che per colpa degli incentivi il prezzo dell’energia è molto più alto che nel resto d’Europa: questa semplicemente è una bugia, per esempio se si guarda alla spesa per l’elettricità delle famiglie si vede che le famiglie italiane pagano l’energia meno di quelle tedesche. Infine, la “decarbonizzazione” dei sistemi energetici deve accompagnarsi a uno sforzo radicale per migliorare l’efficienza energetica nei consumi civili, nei trasporti, nell’industria. L’esempio da seguire è quello degli “ecoincentivi” alle ristrutturazioni energetiche degli edifici, in vigore da alcuni anni e grazie ai quali quasi 2 milioni di famiglie hanno realizzato interventi per rendere le loro case meno “energivore”. Un’esperienza virtuosa a 360 gradi, che ha fatto diminuire i consumi di energia per usi domestici, ha ridotto le relative emissioni inquinanti, ha permesso la creazione di decine di migliaia di posti di lavoro. Stabilizzare ed estendere questo strumento è una via concreta per aiutare sia l’ambiente che il lavoro che l’economia.

4. L’Italia ha recentemente recepito la Direttiva Europea 2010/63 che regola l’uso di animali a fini sperimentali, introducendo alcune restrizioni supplementari non previste dalla Direttiva originale. Ritiene che sia l’Italia a dover fare un passo indietro, o l’Europa a introdurre restrizioni analoghe?

Chiediamo che il Parlamento sia attivo nel dare piena applicazione al riconoscimento degli animali come “esseri senzienti”, facendo pesare questo principio generale nel processo di formazione delle norme della UE. Introduzione del principio del divieto di uccisione di cani e gatti e sviluppo di programmi di prevenzione del randagismo con adeguati programmi di sterilizzazione degli animali randagi e di promozione della loro adozione nei singoli Stati Membri. Dare attuazione dell’Iniziativa dei cittadini STOP VIVISECTION, tramite una nuova norma che sostituisca la Direttiva 2010/63/EU, sostituendo l’utilizzo di animali con metodi alternativi e prevedendo fra l’altro lo sviluppo degli strumenti di innovazione tecnologica nelle future legislazioni europee e finanziamenti associati ai soli metodi sostitutivi.

5. L’ECDC (European Center for Disease Prevention and Control) gestisce programmi specifici per il controllo delle malattie prevenibili coi vaccini. Ritiene adeguati gli attuali programmi? In caso contrario, quali cambiamenti riterrebbe opportuni?

La lista Green Italia Verdi Europei ha preferito non rispondere a questa domanda, non avendo una posizione condivisa sul tema.