Primarie del centrosinistra 2012 – Le risposte di Matteo Renzi

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?

L’Italia spende per l’Università e la Ricerca, in rapporto al Pil, la metà di Francia e Germania, un terzo degli Stati Uniti, il numero dei nostri ricercatori è molto più basso e la loro età media drammaticamente elevata, ma questo non è il solo problema. Il reclutamento dei ricercatori è spesso viziato da logiche localistiche che penalizzano il merito. Le risorse pubbliche vengono disperse tra centri di eccellenza e strutture improduttive, mentre la ricerca privata è appannaggio solo di un piccolo numero di grandi gruppi industriali. Non è un caso quindi se l’Italia, che in molti settori dell’industria e del commercio è ai vertici mondiali, non è ugualmente rappresentata ai vertici delle classifiche delle istituzioni universitarie e di ricerca. Nelle istituzioni estere che si trovano ai vertici di tali classifiche, invece, lavorano molti ricercatori italiani, che non hanno trovato una posizione adeguata nel nostro Paese, mentre – salvo rarissime eccezioni – non si trovano ricercatori stranieri nelle istituzioni italiane. Se molti talenti italiani vengono reclutati altrove significa che il nostro sistema formativo continua tutto sommato a funzionare.

L’Italia è intessuta di cultura e conoscenze sedimentate in una storia millenaria che anni di mancati investimenti per la scuola non sono riusciti a cancellare. Il fatto che il saldo dei cervelli, la graduatoria delle università e il bilancio dei brevetti siano per noi negativi, ci dice che il nostro sistema della ricerca va potenziato e migliorato.
Le nostre proposte mirano a mettere a punto un sistema di valutazione delle università e a sostenere quelle che producono le ricerche migliori. I dipartimenti universitari che reclutano male devono sapere che riceveranno sempre meno soldi pubblici. Deve essere chiaro che chi recluta ricercatori capaci di farsi apprezzare in campo internazionale ne riceverà di più. È un risultato che si può ottenere usando indicatori quantitativi sulla qualità della ricerca prodotta sul modello dell’Anvur (che va migliorato) con il parere di esperti internazionali autorevoli e fuori dai giochi. L’obiettivo è avere una comunità scientifica meno provinciale, che esporta idee e attrae talenti.

Proponiamo inoltre di introdurre incentivi fiscali per i contributi alla ricerca universitaria, mediante la detrazione dalla base imponibile di quanto donato alle università o a singoli dipartimenti e una tassazione agevolata per chi investe negli spin-off universitari. La copertura finanziaria può derivare dalla razionalizzazione delle agevolazioni esistenti.

Bisogna poi istituire un fondo nazionale per la ricerca che operi con le modalità del venture capital e sia in condizione di finanziare i progetti meritevoli al di fuori delle contingenze politiche.

2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?

Il territorio italiano è minacciato da problemi antichi – scarsa manutenzione, abusivismo edilizio, eccessivo consumo di suolo – e da pericoli più recenti, primi fra tutti le conseguenze dei cambiamenti climatici. Per fronteggiare questi rischi vanno messe in campo azioni a breve termine (1 anno), come lo sviluppo di un servizio meteo-climatico nazionale allineato agli standard europei e una nuova legge d’indirizzo urbanistica che privilegi la riqualificazione del già costruito rispetto al consumo di suolo, e strategie a medio termine (3-5 anni), come un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e lo spostamento verso la manutenzione territoriale (lotta al dissesto idrogeologico, migliore gestione delle risorse idriche) e la mobilità sostenibile delle risorse finalizzate a nuove infrastrutture. E’ inoltre fondamentale affidare agli amministratori locali il compito di definire le priorità di intervento sui propri territori, che conoscono meglio di chiunque altro, e di coordinare i lavori di messa in sicurezza, lasciando al Governo centrale il controllo certo e rigoroso di quanto effettuato.

3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?

Affrontare il tema della tutela del territorio, e quindi della prevenzione dei rischi sismico e idrogeologico, in modo slegato dal tema del cambiamento climatico è riduttivo da entrambi i punti di vista. Il cambiamento climatico è in atto, e i suoi effetti (aumento delle temperature, incremento della frequenza degli eventi estremi etc.) sono evidenti a tutti.

L’adozione di una politica climatica, che porti a termine entro un anno i lavori della Stategia Nazionale per l’Adattamento e avvii i lavori per un Piano Nazionale per l’Adattamento da ultimare nella legislatura sono la cornice in cui sviluppare le politiche “ambientali” ed energetiche. Implementare policy di adattamento, infatti, significa intervenire sulle componenti ambientali che sono sottoposte a stress climatico al fine di ridurre gli impatti dei cambiamenti già in atto e che non possiamo evitare. Questo si collega quindi a politiche di gestione del territorio e di gestione-tutela delle risorse (es: idriche) stabilendo delle priorità e dei sistemi di gestione integrati e funzionali. Queste politiche trovano una connotazione europea all’interno della Politica di Coesione 2014-2020, all’interno della quale è possibile trovare anche le risorse.

I cambiamenti climatici in atto hanno modificato la frequenza degli eventi di pioggia: questo ci impone, con urgenza, di rivedere e ricalcolare le mappe di rischio idrogeologico per fornire agli Enti Locali strumenti aggiornati ed affidabili per intervenire nella messa in sicurezza del territorio. Non sono ammessi errori di valutazione. Le politiche di adattamento saranno integrate ed affiancate dal proseguimento delle politiche di mitigazione, sia a livello centrale che locale.

Sarà opportuno definire delle linee guida, ricavate dalle best practice messe in campo dai Comuni che hanno aderito al Patto dei Sindaci, che forniscano delle informazioni essenziali per la mitigazione negli Enti Locali. Per rendere efficaci tali misure sarà allo studio una revisione del Patto di Stabilità per sbloccare gli investimenti agli Enti Locali nel settore del risparmio e dell’efficienza energetica e della tutela del territorio (integrando così le azioni di adattamento e mitigazione). A livello centrale saranno rispettati i vincoli che l’Unione Europea ci pone sia nel Pacchetto 20-20-20 che nella Roadmap 2050. Alcuni obiettivi sono contenuti nella Strategia Energetica Nazionale; altri, presenti in essa, non sono condivisi (concessioni nazionali per trivellazioni off-shore). Il futuro del nostro paese è lontano dai combustibili fossili: il futuro del nostro paese è l’efficienza energetica, l’innovazione e l’uso delle rinnovabili.

Nel settore delle rinnovabili andrà ottimizzato il sistema degli incentivi, per tutelare sia il consumatore che gli investitori: occorrono programmazioni di lungo periodo con garanzie di stabilità e incentivi modulati per evitare effetti distorti nel mercato. Investimenti nelle rinnovabili, tutela del territorio e integrazione con le politiche agro-forestali non possono essere disaccoppiati: occorre infatti evitare contrasti tra questi settori ma permettere che operino in sinergia, valorizzandone la qualità (energia pulita, qualità del prodotto agricolo, unicità del territorio).

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?

In materia di fecondazione assistita – Legge 40 – è necessaria una revisione della normativa, perché essa presenta criticità e incoerenze più volte evidenziate, ad esempio dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. Questa revisione dovrà partire da una valutazione del grado di coerenza della legge rispetto al contesto giuridico in cui essa si colloca (in primis coerenza costituzionale e poi coerenza con la L. 194). Si propone, inoltre, la costituzione di una apposita autorità che possa agire in Italia sul modello della Human Fertilisation and Embryology Authority che nel Regno Unito decide caso per caso, (nel caso dell’UK tale autorità agisce nel quadro dei principi dettati dallo Human Fertilisation and Embryologi Act).

Il testamento biologico è parte integrante del nostro programma. Nel pieno rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, proponiamo di riconoscere la libertà di ciascuno di indicare sino a che punto si intende essere sottoposti a terapie nel caso si perda la coscienza e la capacità di esprimersi senza una ragionevole speranza di recupero. La nutrizione e l’idratazione artificiale siano garantite per tutti coloro che non le rifiutino esplicitamente nelle dichiarazioni anticipate di trattamento.

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

Se è vero che molti dei prodotti agricoli che finiscono nelle nostre tavole sono varietà figlie di incroci e selezioni avvenute nei secoli, e che la ricerca in campo agroalimentare è comunque un fattore positivo e una strada da perseguire, altra cosa è aprire l’Italia a produzioni transgeniche che non hanno nulla a che fare con la qualità e la forza economica dei nostri prodotti agricoli. Il futuro dell’agricoltura italiana non credo possa essere legato agli Ogm.

I nostri agricoltori sono da guinnes, con i 239 prodotti tipici italiani, il più alto numero europeo di produzioni di qualità e prodotti riconosciuti tra Dop, Igt e Stg, un fatturato al consumo di quasi 10 miliardi di euro e oltre un milione di ettari oggi condotti con metodo biologico. Un settore che è cresciuto e sta crescendo soprattutto con i giovani agricoltori nel segno della qualità e del presidio ambientale e garantisce parte dell’attrattività del Made in Italy nel mondo. Va scelta quindi la via dell’eccellenza, della salvaguardia delle nostre eccellenze agroalimentari e della sicurezza alimentare. Credo che occorra studiare bene tutti gli effetti dell’utilizzo in agricoltura di organismi geneticamente modificati e dell’impiego nell’allevamento animale di mangimi Ogm e gli effetti sulla salute pubblica.

Se è giusto, insomma, che la ricerca esplori più campi rispetto a quelli messi in pratica, si tratta di evitare quello che tutte le nostre associazioni agricole temono e cioè il Far West italiano, che qualcuno possa seminare campi di mais Ogm in grado di contaminare i territori circostanti con i pollini Ogm. Il nostro Paese finora ha avuto un comportamento esemplare su tutta la partita Ogm, mettendo sempre al centro il principio di precauzione e la necessità di non mettere a repentaglio l’immagine e la sostanza del nostro made in Italy. Infine, piena trasparenza per cittadini consumatori è la nostra scelta di fondo peretichettatura e corretta informazione rispetto a ciò che viene messo in vendita.

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

Con il termine medicine alternative si intende un sistema di pratiche che non vengono considerate alla stregua della medicina convenzionale – cioè su base scientifica – perché non esiste prova della loro efficacia o perché non sono state sottoposte a una verifica sperimentale che la possa confermare tale supposta efficacia. Sono spesso chiamate anche discipline bionaturali del benessere e sono quelle pratiche e tecniche naturali e bioenergetiche esercitate per favorire il raggiungimento, il miglioramento o la conservazione del benessere complessivo della persona.

Esse sono fondate, pur nella diversità che le contraddistingue, sui principi dell’approccio complessivo alla persona, del miglioramento della qualità della vita, dell’educazione a uno stile di vita sano e dell’astensione dal ricorso all’uso o alla prescrizione di farmaci di tipo chimico o comunque allopatico. Da queste discipline escludiamo la cura di patologie e tutte le attività di cura e riabilitazione fisica e psichica della persona.

Il NCCAM – National Center for Complementary and Alternative Medicine degli U. S. – cita alcuni esempi, che chiama genericamente “medicina complementare” (CAM): i. e. naturopatia, chiropratica, ayurveda, yoga, omeopatia, medicina tradizionale cinese, etc. Dal punto di vista strettamente scientifico, allo stato attuale delle ricerche, non possono essere considerate al pari delle medicine tradizionali, nonostante la loro diffusione crescente. Non si ravvedono pertanto i termini per prevedere rimborso da parte del SSN.

Evidenzio, però, una duplice esigenza che dovrebbe comunque essere considerata: da un lato segnare una distinzione chiara tra discipline bionaturali del benessere (fra cui considerare proprio le CAM) e settore medico-sanitario, e dall’altro porre termine all’attuale situazione di esercizio di tali discipline al di fuori di ogni controllo.
Entrando nel merito della normativa a cui sarà utile lavorare, ritengo necessario individuare una chiara indicazione delle discipline riconosciute e la previsione di standard minimi per la formazione degli operatori e per i centri presso i quali si svolge tale formazione (questo anche a garanzia di quanti ricevono i trattamenti). Anche la selezione degli operatori potrebbe essere regolamentata, per esempio attraverso l’istituzione di un apposito registro nazionale: per dettagliare meglio questo percorso è utile interpellare rappresentanti degli operatori, parte integrante della riflessione politica e del legislatore.

In questo modo si potrà rispondere a esigenze normative cui le regioni – Lombardia e Toscana, ad esempio  – hanno tentato di dare una risposta con norme ad hoc per le discipline bionaturali e gli albi professionali degli operatori.