Primarie del centrosinistra 2012 – Le risposte di Nichi Vendola

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?

Guardando all’Italia bisogna fare l’esatto contrario di quanto è stato fatto dai recenti governi.

La ricerca ha bisogno di nuove idee e di persone preparate e motivate. Oltre a un’istruzione e formazione universitaria di qualità, occorre creare un ambiente adatto ad accogliere i giovani ricercatori, come auspica la Carta dei ricercatori europei approvata dalla Commissione Europea nel 2005. Aumentare i fondi per la ricerca di base e applicata per raggiungere gradualmente la media europea del 2% rispetto al PIL (oggi siamo alla metà) ed il 3%  entro il 2020 (Horizon 2020). Una parte rilevante di questo incremento deve andare ad eliminare il blocco del turn-over nelle Università e negli Enti Pubblici di Ricerca. C’è bisogno di un piano straordinario di assunzione degli attuali ricercatori precari e dei neo-laureati, con un reale meccanismo di tenure track, stanziando, da subito, i fondi per l’eventuale ingresso in ruolo.

Per invertire la tendenza, tutta italiana, a espellere le competenze nazionali (neo-laureati e dottorati) senza attrarne dall’estero, è urgente: rendere più trasparente la governance delle Università e degli Enti di Ricerca, (per esempio garantendo la rappresentanza negli organi direttivi a tutte le figure professionali, incluse quelle con contratti a termine); aprire la strada sia alla partecipazione autonoma dei giovani ricercatori a bandi di progetto dedicati (come ci insegna l’esperienza del Consiglio della Ricerca Europeo) sia alla possibilità di ricoprire ruoli di responsabilità primaria nella gestione dei gruppi di ricerca; affrontare la questione della ricerca privata, vera grande assente nel nostro paese. Per questo bisogna creare le condizioni per favorire la creazione di imprese ad alto contenuto di innovazione e ricerca e per stimolare le imprese esistenti ad investire sui giovani ricercatori piuttosto che su nuovi capannoni come spesso è stato fatto in passato.

2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?

Elemento imprescindibile dell’agenda di un centrosinistra che di candida a governare il Paese è occuparsi del dissesto idrogeologico, dell’erosione della costa e dell’urgenza di custodire il territorio. In un Paese in cui 8 comuni su 10 sono ad alto rischio quando piove e nevica il tema del dissesto idrogeologico ha valore paradigmatico di quali debbano essere le politiche necessarie per curare l’Italia.

Dal 1996 al 2008 sono stati spesi per le emergenze, per rincorrere le calamità naturali, quasi 30 miliardi di euro, cioè 2-3 miliardi all’anno contro i 250 milioni di Euro all’anno spesi per la prevenzione. Dal 1950 ad oggi contiamo 6.500 vittime. Siamo stati l’Italia della furbizia, delle sanatorie, dei condoni, un bilancio assolutamente inaccettabile. Dobbiamo invertire definitivamente e con efficacia questa rotta. L’Italia sta sprofondando letteralmente nel fango. Bisogna mettere in campo la più grande opera pubblica dal dopoguerra ad oggi: un Piano straordinario di messa in sicurezza, manutenzione e tutela del territorio.

3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?

Guardo con molta attenzione ai cambiamenti climatici e nel ruolo che con orgoglio rivesto nel Comitato delle Regioni Ue, quello di coordinatore della Piattaforma di cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile, ho provato a costruire azioni concrete in chiave europea per il contrasto ai rischi dei cambiamenti climatici, a incominciare dalla desertificazione della sponda euro mediterranea.

La struttura geologica e geoclimatica del nostro paese ci può consentire di pensare ad un futuro esclusivamente rinnovabile. Le nuove energie per il riscaldamento e il raffrescamento come il solare termico e la geotermia a bassa entalpia e le strategie di cogenerazione anche del metano possono portarci nei prossimi cinque anni a ridurre del 50% il costo della bolletta energetica per riscaldamento. La diffusione delle energie rinnovabili elettriche può trasformare l’Italia in un paese libero dal ricatto  –  politico, oltre che economico  –  di carbone ed energie fossili. Per l’oggi e il futuro occorre per il fotovoltaico puntare sulla generazione di energia elettrica distribuita su tutto il territorio nazionale, liberalizzare lo scambio di energia rinnovabile tra produttori e consumatori, sostenere gli stoccaggi di energie rinnovabili, occorre una politica delle smart grid delle reti locali a partire dal condominio interconnettendo l’Italia come un grande alveare democratico. L’incentivo per il fotovoltaico del futuro è la libertà di produrre e scambiare energia nel rispetto del paesaggio e della libertà di liberarsi dal giogo delle bollette.

Accanto al fotovoltaico si potranno sviluppare certamente le altre energie rinnovabili come l’energia eolica con la partecipazione al capitale delle comunità locali, sviluppando anche le possibilità dell’eolico in mare nel rispetto dei paesaggi, la diffusione del mini e microeolico e il sostegno alla ricerca dei sistemi di eolico senza pale o di quello troposferico. Credo anche che si debba valorizzare l’idroelettrico ma con i sistemi di mini idroelettrico rispettando le portate minime dei fiumi e l’ittiofauna, portando in produzione tutti gli invasi esistenti svuotandoli dai fanghi e integrandoli con i sistemi fotovoltaici anche con la ricarica notturna dei bacini. Promuoveremo la geotermia a ciclo binario, ovvero con la reimmissione totale dei fluidi e dei vapori nel sottosuolo per non turbare gli equilibri idrici e non inquinare e accetteremo le produzioni di energia da biomasse solo di piccola taglia.

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?

Io credo si debba cancellare una delle leggi più oscurantiste, pericolose e ingiuste nei confronti delle donne. I limiti della legge 40, bocciata anche dalla Corte Europea dei Diritti Umani, sono continuamente confermati dai tanti ricorsi vinti da quelle coppie che si rivolgono ai tribunali per vedersi riconoscere un principio fondamentale di libertà e di giustizia. Abbiamo con urgenza bisogno di una nuova legge di civiltà, moderna, giusta e umana.

Sostengo con convinzione il rispetto della libertà di scelta per il fine vita. L’obbligo di soffrire per legge non è umano e dignitoso, non è più rinviabile una legge sul testamento biologico.

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

L’agricoltura fortemente orientata alla qualità e alla distintività territoriale è strategica per il futuro del Paese. Gli Ogm non solo non servono alla nostra agricoltura, ma comporterebbero un danno per un’agricoltura che può competere solo sul piano della qualità, della tipicità, della diversità e non certo sulla quantità.

La sperimentazione può avvenire solo in ambienti chiusi e controllati, cioè in laboratorio e non in campo aperto. La contaminazione, infatti, non è una possibilità ma, come scientificamente dimostrato, è una certezza. Bisogna sostenere ed incrementare la ricerca pubblica in agricoltura, una ricerca orientata alla qualità, al miglioramento della produzione biologica e alla salvaguardia della biodiversità delle specie agricole. Purtroppo oggi non è obbligatorio indicare nelle etichette di latte, carni e formaggi se provengono da animali nutriti con mangimi ogm.

L’Europa resiste, come anche in generale sull’obbligo dell’etichettatura d’origine. L’Italia deve continuare nella UE questa battaglia per la trasparenza e per la tutela dei consumatori e degli agricoltori, ma può comunque, come accaduto con l’etichettatura d’origine, fare una legge nazionale e promuovere le etichettature volontarie a livello regionale e per i marchi a denominazione, per dar vita a filiere Ogm free.

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?

In tempi di crisi, definanziamento del sistema sanitario nazionale, contrazione delle risorse a sostegno delle reti di cura, il vero obiettivo è garantire l’equa erogazione dei livelli essenziali di assistenza, che oggi viene concretamente messa in discussione dai pesanti tagli inflitti al fondo sanitario nazionale.

Rispetto alla medicina alternativa, cui fanno ricorso un numero considerevole di cittadini e cittadine nel nostro Paese, l’elemento prioritario è definire un chiaro e trasparente percorso di verifica scientifica di efficacia e di sicurezza per i pazienti, che sia confrontabile con quello cui è soggetta la medicina cosiddetta tradizionale. Va incoraggiata la ricerca e l’innovazione anche in questo settore, ma nella direzione di orientare le scelte in virtù della più rigorosa evidenza scientifica, per non compromettere la salute dei malati e la sostenibilità del sistema.

In questo quadro di incertezza di efficacia di questo tipo di rimedi, io preferirei porre il problema dell’inserimento di altre procedure, coma la partoanalgesia e la procreazione medicalmente assistita, tra le prestazioni a carico del SSN: interventi sicuramente in grado di migliorare la qualità della salute delle donne, ma purtroppo ad oggi riservati solo alle fortunate in grado di sostenerne i costi.

Posso aggiungere una risposta? Noi non potremo uscire dalla crisi, non potremo disegnare un futuro diverso se non assumeremo il mondo della formazione, della cultura, della ricerca scientifica come elemento primario nel governo del Paese. Vogliamo combattere la corruzione? Se non avremo una scuola capace di trasmettere valori diversi, sara’ una battagli persa. Vogliamo tornare competitivi a livello industriale nel mondo? Se non avremo una universita’ degna per i nostri giovani, faremo solo propaganda. Per troppo tempo abbiamo tradito le attese e le aspettative di questo mondo. Se non si fara’ cosi’ che senso ha dirsi di sinistra?