Elezioni Politiche 2018 – Le risposte del Partito Comunista

1. Quale ruolo hanno i dati e le prove scientifiche nell’elaborazione delle vostre proposte politiche? Adotterete strumenti e modalità di lavoro specifiche per favorire l’attuazione di politiche basate sulla scienza?

Il partito Comunista basa la sua visione del mondo su di un’impostazione materialistica e scientifica, anche nel campo sociale ed economico. Il progresso scientifico e tecnologico è alla base dello sviluppo della società umana, al punto da condizionarne storicamente i rapporti sociali e l’organizzazione stessa della società, l’evolversi della tecnica porta con sé enormi mutamenti sociali, come avvenuto, ad esempio, con la rivoluzione industriale. L’analisi di questi cambiamenti ed una visione scientifica del procedere storico e sociale sono elementi cardine della nostra progettualità politica.
Quando si parla di scienza e tecnologia, però, è necessario essere consapevoli che essi sono strumenti nelle mani degli uomini e come tali non hanno carattere di neutralità. Oggi lo sviluppo tecnologico sarebbe in grado di garantire livelli di benessere molto elevati, lo sviluppo delle capacità produttive permetterebbe di ridurre i tempi di lavoro e di alleggerirne il carico. Al contrario però questo sviluppo tecnologico viene utilizzato per arricchire un pugno di uomini piegando la ricerca scientifica, nonché le sue applicazioni pratiche al servizio degli interessi privati delle multinazionali e dei grandi monopoli.
Il Partito Comunista lotta affinché la ricerca scientifica e tutte le sue applicazioni pratiche siano svolte nell’interesse e secondo le necessità della collettività affinché esse possano rappresentare uno strumento di liberazione delle classi popolari.

2. Nel 2016 l’Italia ha investito in ricerca e sviluppo l’1,29% del PIL (dati Eurostat), contro il 2,03% della media UE. Vi impegnate ad aumentare gli investimenti in ricerca, adeguandoli agli standard europei? Quale obiettivo ritenete realisticamente di poter raggiungere e dove pensate di trovare le risorse necessarie?

Nei paesi Socialisti gli investimenti in ricerca scientifica hanno rappresentato e rappresentano un’importante voce di spesa dello Stato, superando di gran lunga le percentuali ad esso predisposte nei paesi capitalistici. L’investimento in ricerca scientifica in quei Paesi corrisponde ad un investimento sul benessere della popolazione e ad esso è riservato un ruolo di primo piano. Da questo punto di vista, dunque, non possiamo che essere favorevoli ad un aumento della spesa per la ricerca scientifica. Riteniamo però che il nodo cruciale, oggi in Italia, non sia tanto quanto si investe ma come si investe e perseguendo quali obiettivi. La normativa europea in materia prevede che i due terzi degli investimenti di ciascun Paese in ricerca e sviluppo provengano da fondi privati. Accettare queste indicazioni significa piegare la ricerca scientifica alle leggi del profitto e alle valutazioni di profittabilità delle imprese private. Significa accettare, ad esempio, che le case farmaceutiche privilegino la ricerca contro la calvizie a quella contro il cancro perché maggior conveniente in termini di guadagni. Indirizzare la ricerca verso l’interesse della collettività è il primo grande passo per liberare i fondi ad esso destinati. Altre risorse vanno recuperate tagliando le spese militari (unica voce di spesa pubblica che negli anni continua a crescere), andando a colpire i grandissimi profitti e le rendite superiori ai 3 milioni annui, imponendo una web tax al 20% ai colossi di internet, ripensando in senso progressivo tutta la fiscalità generale. Andando insomma a recuperare la ricchezza che in questi anni di crisi si è continuata ad accumulare nelle tasche di pochi privilegiati.

3. Quali politiche pensate di attuare per stimolare ricerca e innovazione tecnologica nelle imprese italiane? Quali politiche adotterete per spin-off, start-up e per il trasferimento tecnologico da pubblico a privato?

L’investimento e l’innovazione tecnologica devono essere gestiti e finanziati dal settore pubblico. Eliminare la concorrenza dei grandi produttori privati e del grande capitale è il modo migliore per stimolare l’innovazione dal basso, dare gli strumenti, tecnici e finanziari alle giovani menti è il modo migliore per sviluppare tutte le potenzialità di cui il nostro paese dispone evitando la fuga di cervelli. Stabilizzare il lavoro nel settore della ricerca eliminando il precariato che colpisce in particolar modo questo settore è una priorità del Partito Comunista.

4. Pensate siano necessarie iniziative specifiche per accrescere la cultura scientifica e informatica del nostro Paese? Se sì, quali?

Viviamo in un Paese in cui sempre più persone credono alle scie chimiche ma quasi nessuno conosce i nomi di Luca Parmitano, Umberto Guidoni, Carlo Rovelli, eccellenze in campo fisico e aerospaziale. Ripartire dagli investimenti nell’istruzione, garantendo una scuola pubblica di qualità e accessibile a tutti è sicuramente condicio sine qua non per sviluppare la cultura scientifica nel nostro Paese e stimolare la curiosità, che è il primo passo verso la conoscenza, nei nostri ragazzi. Permette inoltre di sviluppare quella preparazione di base che funge da anticorpo rispetto al propagarsi delle fake news in campo scientifico. Allo stesso tempo riteniamo che sia necessario ripensare una delle impostazioni della scuola pubblica Italiana eliminando la separazione netta oggi esistente tra “sapere” e “saper fare”, che distingue l’apprendimento negli istituti tecnici e professionali dai licei classici e scientifici. L’applicazione tecnica e lo studio teorico, specialmente nei campi scientifici vanno di pari passo e non possono essere meccanicamente separati negli anni dell’istruzione superiore.

5. Ritenete che il Sistema Sanitario Nazionale debba offrire ai cittadini anche cure e terapie per le quali non vi siano evidenze di efficacia? Ritenete corretto che cure e terapie di non provata efficacia, come i prodotti omeopatici, siano vendute nelle farmacie?

Riteniamo che ogni terapia offerta dal Sistema Sanitario Nazionale debba essere gratuita e che l’efficacia di ciascuna terapia debba essere supportata da rilevanti evidenze scientifiche. Sappiamo però che in molti ambiti la ricerca viene indirizzata seguendo gli interessi economici e non le effettive necessità della popolazione, specialmente per quanto riguarda l’abuso di specifici farmaci, la nocività di determinate terapie o di strumenti di uso comune di cui vengono evidenziati i possibili rischi solo dopo anni dalla commercializzazione. Un’attenzione maggiore a tutti questi ambiti e un investimento pubblico non legato al profitto sono elementi essenziali per limitare il propagarsi di terapie non convenzionali e inefficaci.

6. Qual è la vostra posizione riguardo alle politiche vaccinali? Ritenete adeguata la normativa attuale? Quali aspetti, eventualmente, cambiereste?

L’evidenza scientifica dice che i vaccini sono efficaci, quasi completamente sicuri e fondamentali per il mantenimento della salute pubblica. La nostra posizione a riguardo non può che tener conto di questi dati.
Riteniamo adeguata la copertura della vaccinazione obbligatoria in Italia ma non possiamo che puntare il dito contro il giro d’affari che si sviluppa dietro ad essa: ogni anno lo Stato spende centinaia di milioni per acquistare a costo di mercato i vaccini da aziende private. Riteniamo che il Sistema Sanitario Nazionale debba essere in grado di produrre autonomamente i vaccini. La salute deve essere un diritto e non può essere soggetta a “brevetto” come avviene per la gran parte dei medicinali.

7. Quali politiche pensate di adottare per la riduzione di smog e inquinamento atmosferico in genere?

La questione dell’inquinamento atmosferico diviene sempre più un tema all’ordine del giorno per le forti ricadute che ha sulla salute della popolazione e sulla sostenibilità del nostro sviluppo.
Per contrastare le alte concentrazioni di smog nelle nostre città è indispensabile ripensare completamente il trasporto pubblico, ridando vivibilità ai nostri centri urbani, spesso completamente congestionati dal traffico nelle ore mattutine e di ritorno dal lavoro. Interventi come quello delle targhe alterne sono dei meri palliativi, del tutto inefficaci ad incidere sul problema che va affrontato alla radice. Per disincentivare il massiccio utilizzo di automobili bisogna dare delle soluzioni alternative praticabili. Per questo motivo è necessario potenziare il trasporto pubblico, investire sulle linee metropolitane di profondità e sulle linee tranviarie di superficie. Rendere realmente accessibile a tutti il trasporto pubblico prevedendo delle agevolazioni per giovani ed anziani, abbassare il costo dei biglietti.
Per ridurre l’inquinamento è necessario, poi, investire sul trasporto su ferro. Specialmente nel Sud Italia le linee ferroviarie versano in uno stato di forte degrado, senza alta velocità e con intere tratte ad una sola linea, e tutto ciò, ovviamente incentiva il trasporto di merci su gomma.
Queste sono solo alcune idee ma è evidente che per affrontare questioni marcoscopiche come quella dell’inquinamento atmosferico sia necessario un piano generale di intervento sul nostro sistema produttivo in una direzione che sia effettivamente ecosostenibile,  all’interno di un contesto di cooperazione internazionale, lavorando ad accordi internazionali in materia che siano realmente vincolanti.

8. La legge contro il consumo del suolo langue da mesi tra Camera e Senato. Ritenete questo problema una priorità? In che modo intendete gestirlo?

In Italia si continua a costruire con l’unico obiettivo di fare speculazione e arricchire i soliti palazzinari. L’aumento del consumo di suolo però si scontra contro il paradosso di centinaia di migliaia di immobili sfitti su tutto il territorio nazionale ed in particolare nelle città più grandi. La stragrande maggioranza di questi immobili sono di proprietà di grandi gruppi immobiliari e finanziari che li detengono a scopo speculativo, mantenendoli sfitti per alzare i prezzi degli affitti e per poter continuare a costruire e fare profitti. La grande emergenza in cui vivono centinaia di migliaia di famiglie senza casa deve essere risolta e considerata una priorità, la risposta a questo problema però non deve essere continuare a costruire. Il Partito Comunista è per l’esproprio degli immobili sfitti di banche, Chiesa e grandi gruppi immobiliari e per l’assegnazione a canoni popolari a tutti coloro che ne hanno bisogno.
Le città devono essere pensate a misura d’uomo. Contro i quartieri dormitorio ripensare un serio piano di intervento sulle periferie per la valorizzazione degli spazi verdi e delle infrastrutture a basso impatto ambientale.

9. Siete favorevoli alla coltivazione di OGM sul suolo italiano? Dal punto di vista della ricerca, siete favorevoli alla sperimentazione, anche in campo aperto, di colture geneticamente modificate, soprattutto alla luce delle nuove tecnologie disponibili?

La questione degli OGM è spinosa. Non abbiamo nessuna contrarietà aprioristica ad un’ingegneria genetica che ci permetta di realizzare prodotti più resistenti, che permetta di coltivare in condizioni più sfavorevoli aumentando la produzione. Al giorno d’oggi, però, sperimentazione, produzione e proprietà delle sementi OGM sono prerogativa esclusiva dei grandi monopoli agricoli che utilizzano l’ingegneria genetica per accaparrarsi importanti fette di mercato a discapito dei piccoli produttori locali. È un dato che oggi la produzione di OGM conviene solo alle multinazionali. Le sementi OGM producono piante sterili e costringono i contadini ad acquistare i semi ogni anno, a prezzi praticamente di monopolio decisi dalle multinazionali. Insomma, oggi l’OGM innesca un rapporto di dipendenza che incrementa il potere delle multinazionali. Torniamo al problema di fondo, cioè a quali interessi viene piegata la scienza. Per questo, pur senza contrarietà aprioristiche, pensiamo che oggi una politica restrittiva sulla alla vendita dei prodotti OGM sia essenziale per non lasciare in mano alle multinazionali del settore un’ulteriore arma per schiacciare i piccoli produttori incrementando il proprio potere.

10. Quali politiche adotterete per la produzione, il trasporto e la distribuzione di energia? Come pensate di conciliare il contrasto ai cambiamenti climatici con un adeguato approvvigionamento energetico del nostro Paese?

Il percorso che va nella direzione di rendere l’Italia non più dipendente dalle sorgenti a combustibile fossile è lungo e si scontra con la necessità di dover garantire un adeguato livello energetico ad una popolazione elevata. Le risorse naturali e la conformazione del nostro Paese, però, sono favorevoli all’utilizzo delle energie rinnovabili, dall’eolico al solare, sulle quali è necessario investire anche a livello di piccola produzione familiare come avviene con gli impianti a celle fotovoltaiche.  E’ necessario inoltre provvedere ad una differenziazione degli approvvigionamenti energetici provenienti dall’estero, con l’obiettivo di rendere l’Italia progressivamente indipendente dalle forniture estere dei grandi colossi dell’energia e slegata nelle sue scelte politiche e di investimento dalla volontà delle multinazionali del settore.