Elezioni Politiche 2018 – Le risposte di +Europa con Emma Bonino

1. Quale ruolo hanno i dati e le prove scientifiche nell’elaborazione delle vostre proposte politiche? Adotterete strumenti e modalità di lavoro specifiche per favorire l’attuazione di politiche basate sulla scienza?

Dal nostro programma: Vogliamo difendere e promuovere il “diritto alla scienza” e la massima diffusione del metodo scientifico, sia come valore culturale che come principio che informa il processo legislativo. I finanziamenti alla ricerca, da incrementare, devono essere accompagnati da regole che proteggano e promuovano la libertà di ricerca scientifica. Sono necessarie forme di investimento continuativo nel tempo, procedure di assegnazioni trasparenti, aperte e competitive così da preparare i ricercatori italiani a competere al meglio anche nei bandi europei e internazionali.

Questo passaggio illustra bene la nostra visione: c’è bisogno di politiche per la scienza e la libertà di ricerca, ma è anche necessario che il metodo scientifico diventi a tutti gli effetti un cardine del processo legislativo, di formazione delle regole e di governo. Se ultimamente il dibattito pubblico si è polarizzato tra una visione elitaria e paternalistica della scienza, e un’altra che ne ripudia a prescindere la credibilità, noi ribadiamo che la democrazia e la razionalità scientifica sono valori intrinsecamente inscindibili, e non c’è progresso umano e civile senza l’una o l’altra.

2. Nel 2016 l’Italia ha investito in ricerca e sviluppo l’1,29% del PIL (dati Eurostat), contro il 2,03% della media UE. Vi impegnate ad aumentare gli investimenti in ricerca, adeguandoli agli standard europei? Quale obiettivo ritenete realisticamente di poter raggiungere e dove pensate di trovare le risorse necessarie?

Dal nostro programma: Oggi, su ogni euro speso in ricerca e sviluppo nell’UE, solo 4 centesimi provengono dal bilancio dell’Unione. Noi vorremmo che questi ultimi fossero invece 33, cioè un terzo di tutta le spesa. Come? Destinando a grandi programmi di ricerca su scala federale l’1 % del PIL europeo (…) Vogliamo un’Italia che investa in ricerca il 3% del proprio PIL in un’Unione Europea che partecipi per un terzo con il bilancio federale alla spesa complessiva per la ricerca in Europa. Deve essere istituita anche in Italia un’agenzia per la ricerca che sappia indirizzare in modo strutturale e permanente gli investimenti secondo una strategia di medio e lungo periodo. È importante riuscire ogni anno a garantire ogni anno un bando PRIN (progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale) di importo pari o superiore a quello varato nel 2017.

Vogliamo progressivamente aumentare gli investimenti pubblici in ricerca in Italia – compatibilmente con i vincoli di bilancio che ci impegniamo a rispettare – e favorire il più possibile quelli privati, ma vogliamo che la ricerca diventi una delle priorità e delle funzioni di governo di un’Europa più integrata, coerentemente con l’idea di federazione leggera che proponiamo nel nostro programma.

3. Quali politiche pensate di attuare per stimolare ricerca e innovazione tecnologica nelle imprese italiane? Quali politiche adotterete per spin-off, start-up e per il trasferimento tecnologico da pubblico a privato?

Dal nostro programma: L’innovazione tecnologica è alla base della crescita della produttività del lavoro, dal momento che permette di creare e produrre, a parità di input, un maggiore output, o di aumentarne la qualità. In particolare oggi, con l’inizio della così detta “quarta rivoluzione industriale” caratterizzata dalla sempre più pervasiva digitalizzazione dei sistemi produttivi, l’Italia rischia di rimanere indietro, e occupare posizioni sempre più basse nella catena del valore (…) Vogliamo, coerentemente con quanto già fatto dal governo con il piano nazionale “Industria 4.0”, spingere le imprese a fare investimenti di qualità per produrre beni ad alto valore aggiunto. Serve costruire una rete dell’innovazione sul territorio accelerando i bandi per i Competence Center ed i Digital Innovation Hub già previsti nel Piano Industria 4.0. Serve una governance della politica industriale in grado di mettere a sistema le istituzioni pubbliche, le università, i centri di ricerca e le imprese. È necessario concentrarsi da subito sulle aree di crisi industriale complessa definendo iter accelerati per gli interventi di bonifica e infrastrutturali, prevedendo corsie preferenziali per il Fondo di Garanzia e ispirandosi a quanto previsto per le Zone Economiche Speciali”(…) Bisogna investire maggiormente nella formazione post-diploma non universitaria, promuovere con obiettivi più ambiziosi le filiere degli Istituti Tecnici Superiori, nell’ottica di creare percorsi innovativi e flessibili tra formazione e impresa e moltiplicare di molte volte la loro offerta formativa.

Oltre a tutto ciò, le nostre proposte su economia e bilancio pubblico stimolano l’innovazione perché puntano sulla concorrenza e sul superamento delle rendite, per esempio quelle legate a innumerevoli (e complessivamente costosi) rivoli di sussidi che hanno l’unica ragione di tutelare sacche di scarsa competitività. Questo recupero di spesa fiscale permette inoltre di abbassare le imposte anche sui redditi d’azienda, stimolando ulteriormente crescita e investimenti.

4. Pensate siano necessarie iniziative specifiche per accrescere la cultura scientifica e informatica del nostro Paese? Se sì, quali?

Dal nostro programma: I giovani italiani di età compresa fra i 16 e i 24 anni sono certamente molto più preparati dei loro padri o nonni, ma restano tuttora meno competenti dei loro coetanei tedeschi o francesi. Abbiamo meno laureati rispetto alla media europea, mentre gli abbandoni precoci sono ancora troppi. L’inversione di questa tendenza è una delle chiavi decisive per arrestare il declino italiano. (…) Non può esservi una scuola didatticamente efficace senza una effettiva responsabilizzazione di chi vi opera. La riforma del 2015 va nella direzione giusta, ma è necessario monitorarne l’efficacia e intervenire sulle criticità: criteri di valutazione (da estendere anche ai dirigenti scolastici), efficacia dei meccanismi premianti, soddisfazione degli utenti. Ogni scuola deve ricevere obiettivi formativi e essere valutata sulla base del progresso verso questi obiettivi (…) Per garantire maggiore uguaglianza nelle opportunità e al tempo stesso migliorare l’offerta formativa dell’università italiana, deve essere data agli studenti una reale facoltà di scelta: agli studenti meritevoli devono essere garantite le risorse, mediante borse di studio, perché possano decidere dove studiare senza essere condizionati dal reddito della famiglia. Le università migliori – individuate secondo parametri che includano la quantità e la qualità della produzione scientifica e valorizzino la reputazione acquisita tra gli studenti – devono beneficiare di maggiori risorse, mentre le università peggiori andranno penalizzate. Agli atenei deve essere garantita l’autonomia sufficiente per costruire un’offerta formativa adeguata, anche per quanto riguarda l’assunzione e la retribuzione dei docenti e dei ricercatori. Anche l’abolizione del valore legale del titolo di studio sarebbe funzionale a generare una competizione virtuosa tra atenei sulla base dell’effettiva qualità dell’offerta formativa e non di un pezzo di carta uguale per tutti.

Il punto di partenza, dal quale facciamo derivare le nostre proposte su scuola e università, non è il livello di preparazione nelle materie scientifiche, ma il livello di preparazione generale degli studenti italiani, più basso di quanto sarebbe giusto attendersi in tutte le materie. Crediamo che una scuola e una università migliori produrrebbero generazioni di studenti migliori anche dal punto di vista della loro preparazione scientifica e informatica.

5. Ritenete che il Sistema Sanitario Nazionale debba offrire ai cittadini anche cure e terapie per le quali non vi siano evidenze di efficacia? Ritenete corretto che cure e terapie di non provata efficacia, come i prodotti omeopatici, siano vendute nelle farmacie?

Il Servizio Sanitario Nazionale non dovrebbe offrire cure e terapie la cui efficacia non sia supportata da adeguate evidenze scientifiche, e che non abbiamo superato tutte le fasi del processo di sperimentazione e autorizzazione: non solo darebbe un servizio peggiore, ma lo stesso servizio diventerebbe economicamente insostenibile. In alcune realtà questo avviene, e lo riteniamo sbagliato, sia perché si tratta di uno spreco di denaro pubblico, sia perché in questo modo si manda un messaggio contraddittorio e potenzialmente pericoloso alla cittadinanza. Per quanto riguarda le farmacie il discorso è più complesso, in quanto queste non vendono esclusivamente farmaci ma anche altre tipologie di prodotti, per i quali non è previsto lo stesso iter di validazione scientifica. Quello che è importante è che sia ben chiara la distinzione tra farmaci veri e propri e prodotti – non solo omeopatici – di non provata efficacia.

6. Qual è la vostra posizione riguardo alle politiche vaccinali? Ritenete adeguata la normativa attuale? Quali aspetti, eventualmente, cambiereste?

Le politiche vaccinali devono essere tese a mantenere alta la copertura vaccinale, in modo che sia efficace la cosiddetta “immunità di gregge”, necessaria a proteggere anche chi, per diverse ragioni, non può vaccinarsi. Il calo della copertura vaccinale è un brutto segno, sia perché rappresenta un oggettivo pericolo per la salute delle persone, specie quelle più deboli, sia perché segnala una distorta percezione del rischio rispetto alle malattie: il fatto che molte di esse siano più rare – e lo sono proprio grazie ai vaccini – non significa che siano meno pericolose. E il fatto che una volta, come nel caso del morbillo, fossero comuni non significa che non mietessero molte vittime. Per valutare l’efficacia della normativa attuale, che ha esteso l’obbligo vaccinale, è necessaria una analisi di medio e lungo periodo, in assenza e in attesa della quale sarebbe irresponsabile modificarne degli aspetti. Al tempo stesso l’obbligo vaccinale non può sostituire, ma casomai deve integrare la diffusione di informazione corrette e l’educazione sull’efficacia dei vaccini e sui rischi enormi per la salute pubblica che derivano da una copertura vaccinale troppo bassa.

7. Quali politiche pensate di adottare per la riduzione di smog e inquinamento atmosferico in genere?

Dal nostro programma: I più urgenti obiettivi ambientali sono la riduzione delle emissioni-serra, responsabili dei cambiamenti climatici in atto, e la riduzione dell’inquinamento dell’aria, il quale soprattutto nei centri urbani (e in val Padana) è responsabile di costi umani e sanitari enormi. Il report The Lancet Commission on pollution and health dedicato agli effetti dell’inquinamento sulla salute umana, ha evidenziato come inquinamento e povertà siano strettamente legati: l’obiettivo della riduzione di inquinamento ed emissioni non è in contrasto quindi con lo sviluppo, la crescita economica e l’innovazione tecnologica (…) Linee d’azione coerenti per l’Italia sono l’elettrificazione dei consumi energetici, compresi quelli per il trasporto privato attraverso la diffusione dei veicoli elettrici (anche ibridi in una fase di transizione) e la riduzione delle emissioni nocive nei centri urbani, quest’ultima ottenibile con il disincentivo (con misure di mercato come l’Area C di Milano) ai veicoli con motori a combustione e alle forme più inquinanti di riscaldamento degli edifici. Queste politiche devono associarsi a investimenti in potenziamento del trasporto pubblico urbano anche ferroviario (con strumenti contendibili di affidamento), alla diffusione del car sharing e bike sharing e all’eliminazione dei vincoli allo sviluppo di forme di share economy nella mobilità. È anche necessario proseguire con le politiche per l’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati: si tratta di investimenti con ricadute sia ambientali che economiche generalmente molto favorevoli e per questo riteniamo sia importante favorire incentivi cedibili finanziariamente.

Pensiamo a strumenti economici di forte disincentivo al transito di mezzi a combustione e all’uso di combustibili molto inquinanti per il riscaldamento soprattutto nei centri urbani, stimolo alla mobilità con mezzi condivisi (car e bike sharing), elettrificazione dei consumi energetici a partire dalla mobilità elettrica. Sul piano del contrasto ai cambiamenti climatici, proponiamo il rafforzamento dei sistemi di disincentivo europeo alle emissioni climalteranti e l’introduzione di una carbon tax senza aumento di gettito fiscale complessivo.

8. La legge contro il consumo del suolo langue da mesi tra Camera e Senato. Ritenete questo problema una priorità? In che modo intendete gestirlo?

Dal nostro programma: Sul piano ambientale occorre inoltre perseguire altri importanti obiettivi. La riduzione del consumo di suolo, in coerenza con le linee indicate dall’Unione Europea e tenendo conto dell’ampiezza del processo di cementificazione che ha interessato il nostro paese, con grave impatto sull’ambiente, sul paesaggio e sulla produzione agricola.

Va approvata la legge sul consumo di suolo e, per quanto riguarda il contenimento del rischio idrogeologico, va incentivata la coltivazione delle aree agricole abbandonate di collina e di montagna, un’altra faccia dello stesso problema.

9. Siete favorevoli alla coltivazione di OGM sul suolo italiano? Dal punto di vista della ricerca, siete favorevoli alla sperimentazione, anche in campo aperto, di colture geneticamente modificate, soprattutto alla luce delle nuove tecnologie disponibili?

Dal nostro programma: Agli agricoltori italiani deve essere consentito l’accesso a tutte le più moderne tecnologie disponibili, in particolare a quelle che migliorano le rese riducendo l’impatto ambientale della produzione agricola. Allo stesso tempo va rimosso il bando alla ricerca in campo aperto sulle biotecnologie agrarie.

Questo passaggio risponde a entrambi i punti contenuti nel quesito. Il miglioramento genetico delle varietà vegetali è utile sia alla produttività dell’agricoltura che alla sua sostenibilità, sia perché favorisce la riduzione dell’impiego di pesticidi, sia perché consente una maggiore produttività per unità di superficie, e quindi l’impiego di meno terra per produrre la stessa quantità di cibo. Dal punto di vista economico, riteniamo che la possibilità concessa agli Stati membri di vietare la coltivazione di varietà geneticamente modificate sul loro territorio sulla base di valutazioni non esclusivamente scientifiche, sia una deroga pericolosa ai principi del mercato comune. Al tempo stesso, in nome della libertà di ricerca scientifica che propugniamo, deve essere rimosso l’anacronistico bando alla ricerca sulle varietà geneticamente modificate in campo aperto, e anzi favorita la ricerca sulle ultime frontiere del genome editing.

10. Quali politiche adotterete per la produzione, il trasporto e la distribuzione di energia? Come pensate di conciliare il contrasto ai cambiamenti climatici con un adeguato approvvigionamento energetico del nostro Paese?

Dal nostro programma: Per raggiungere l’obiettivo ambizioso della decarbonizzazione è necessario che la transizione sia graduale ma inesorabile, con un apporto sempre maggiore di energie rinnovabili e l’uso del gas naturale come fonte di transizione. È utile favorire disincentivi di mercato all’uso di fonti inquinanti come il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, che garantiscano una convenienza economica alla riduzione delle emissioni, per non mettere in contrapposizione crescita economica e sostenibilità ambientale. Anche l’introduzione di una carbon tax può disincentivare i processi ad alta intensità di emissioni, nel quadro di una complessiva riduzione della pressione fiscale. Ci batteremo perché gli impegni del Governo a uscire dal carbone entro il 2025 e ottenere entro il 2030 che il 55% dell’elettricità provenga da fonti rinnovabili vengano rispettati senza compensazioni illegittime ai produttori che tardino ad adeguarsi

Il nostro Paese è già oggi in un sentiero corretto di diversificazione delle fonti di energia (grazie alla posizione centrale sul Mediterraneo e a investimenti recenti e in corso siamo tra i più interconnessi d’Europa in termini di reti gas ed elettriche) che noi proponiamo di proseguire.

Il contrasto ai cambiamenti climatici richiede:

  • Un rafforzamento del meccanismo di disincentivo europeo alle emissioni (ETS)
  • Il rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione già previsti nella Strategia Energetica Nazionale del governo Gentiloni
  • Una revisione fiscale anche in termini ecologici, con la fine dei sussidi dannosi per l’ambiente, che il Ministero dell’Ambiente stima in circa 16 miliardi di Euro all’anno.